Economy of the Arts

Il collezionismo istituzionale, 1989

Il ruolo delle banche come mecenati

Nel vasto mercato dell'arte le banche hanno assunto un ruolo di crescente prestigio e la loro presenza è sempre più capillare e diversificata. Tale ruolo viene esplicato con modalità diverse a seconda degli istituti; non tutti possiedono delle collezioni, ma la loro presenza in campo artistico e culturale è sempre più rilevante.

Non rappresenta una novità il fatto che le banche vengano spesso a colmare i vuoti lasciati dal momento pubblico[1], in veste di moderni principi promotori dell'arte e della cultura.

Del resto sin dalla sua nascita la banca ha ricoperto questo ruolo, anche se nei secoli passati essa si identificava con il suo proprietario e quindi la figura del mecenate assumeva dei contorni ben delineati [2].

Le banche dispongono delle risorse finanziarie necessarie per portare avanti progetti di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico nazionale, al fine di renderlo fruibile alla collettività.

Questo dovrebbe essere l'obiettivo fondamentale a cui giungere, indipendentemente dal modo di porsi nei confronti della collettività stessa.

Le banche sono presenti sia in qualità di sponsor di mostre, restauri, attività di tutela e conservazione, in un'ottica di investimento per avere un ritorno in termini di immagine (sponsorizzazione), sia in qualità di benefattori, devolvendo quote di utile per scopi culturali e artistici (mecenatismo).

Inoltre si occupano di studi, ricerche documentali, catalogazione ed attività editoriali.

Il pubblico che fruisce delle diverse iniziative organizzate e/o finanziate dalle banche difficilmente distingue la sponsorizzazione dal mecenatismo, anche se è importante tenere ben separati i due concetti, in quanto rappresentano due realtà distinte.

La sponsorizzazione rientra tra le attività di marketing e quindi rappresenta un costo dal quale ci si attende un risultato economico, in questo caso in termini di immagine, di comunicazione globale dell'azienda; gli interventi sono spesso occasionali, senza responsabilità sociali e culturali.

Negli ultimi anni tale attività è stata fortemente rivalutata, permettendo lo sviluppo della sponsorizzazione attiva, cioè la promozione diretta di attività culturali da parte della banca, in contrapposizione a quella passiva in cui lo sponsor si limita al finanziamento dell'iniziativa organizzata da altri.

Si stima che nel 1987 siano stati spesi in Italia circa 800 miliardi di lire per sponsorizzazioni, di cui quasi la metà per quelle culturali (mostre, restauri e affini).

L'Associazione delle Banche Italiane ha valutato tra i 20 e i 30 miliardi di lire la spesa per la sponsorizzazione culturale sostenuta nello stesso anno da tutte le banche italiane.

Da una indagine ABI sulla sponsorizzazione culturale effettuata nel 1986 tra tutte le aziende e gli istituti di credito (circa 350), ad eccezione delle quasi 700 Casse Rurali ed Artigiane, è emerso che su circa 230 miliardi di spesa complessiva per l'attività di comunicazione, un 20%, pari a circa 46 miliardi, è destinato all'attività di sponsorizzazione.

«Il settore in cui le banche sono maggiormente presenti è quello della sponsorizzazione culturale, nel quale operano circa il 90% delle aziende. (...) Sponsorizzazioni culturali vengono effettuate da tutti gli istituti di diritto pubblico e dalle BIN. Le Casse di Risparmio e le Banche Popolari sono in linea con la media nazionale mentre le aziende di credito ordinario fanno registrare un valore alquanto al di sotto della media.».

Tutte le aziende maggiori sono attive nell'ambito delle sponsorizzazioni culturali, mentre solo l'86,4% di quelle minori si accosta alle manifestazioni culturali.

«Nell'ambito della sponsorizzazione culturale sono stati individuati sette diversi settori: tra questi, il settore nel quale le banche sono più attive risulta essere l'editoria (22,7% degli interventi), seguita dagli interventi in campo musicale (21,1%). Solo al terzo posto si collocano le manifestazioni legate a pittura e scultura (19,6%), quindi gli interventi sui beni architettonici (16,1%) e gli interventi a sostegno dell'attività teatrale (13,2%). Il restante 7,3% si ripartisce tra le "altre" e il cinema, che rappresenta solo il 3,1%.».

Dagli interventi nel settore dell'editoria è esclusa tutta l'attività editoriale relativa ai cosiddetti volumi strenna, compresa nell'area generale delle relazioni pubbliche; più della metà delle aziende di credito, il 58,1%, edita propri volumi strenna.

«Disaggregando i dati relativi ai sette settori individuati si vede come gli istituti di diritto pubblico siano più attivi nell'ambito delle manifestazioni inerenti pittura e scultura (22,3%); seguono, a pari merito (18,5%), editoria e beni architettonici. Le BIN sono invece attive solo in quattro settori - editoria, beni architettonici, musica e pittura e scultura - nei quali suddividono equamente la loro presenza.

Gli interventi in campo musicale hanno il sopravvento (28,1%) nell'attività di sponsorizzazione delle aziende di credito ordinarie seguiti a breve distanza (24,7%) dall'editoria e dagli interventi in favore di pittura e scultura (21,3%), le Casse di Risparmio e le Banche Popolari non si discostano significativamente dai valori della media nazionale.

Le banche maggiori suddividono il loro impegno tra interventi a favore dei beni architettonici, pittura e scultura e manifestazioni musicali che rappresentano ognuno circa il 20% dell'attività totale, mentre l'editoria con il 17,2% si trova ben 5 punti sotto la media nazionale.

Tra le banche grandi gli interventi in favore di pittura e scultura si collocano al primo posto e rappresentano il 26% del totale. Editoria, beni architettonici e manifestazioni musicali si collocano a pari merito al secondo posto con il 21,8%. Gli interventi in favore di manifestazioni musicali (22,5%) sono preferiti dalle banche piccole, seguiti dall'editoria (20,3%). Quest'ultima si colloca invece al primo posto (25,6%) tra le ban-che minori seguita dalle manifestazioni musicali (20,3%).».

Per quanto riguarda le Casse Rurali ed Artigiane sono stati esaminati i dati relativi ad un campione rappresentativo. Anche in questo caso la sponsorizzazione rappresenta una parte cospicua, il 23% circa, dello stanziamento per le attività di comunicazione e tra esse quelle culturali rappresentano la quota maggiore. L'indagine dell'ABI non prende in considerazione gli interventi effettuati con gli utili netti di bilancio in base a precisi obblighi statutari. Tali interventi rientrano nell'ambito del mecenatismo.

Gli Istituti di Credito di diritto pubblico, le Casse di Risparmio, le Banche Popolari, le Casse Rurali ed Artigiane nonché alcune aziende di credito, per statuto, sono tenuti ad erogare una quota di utile a fini sociali e culturali.

«Si stima in oltre 166 miliardi la quota di utili che le sole Casse di Risparmio l'hanno scorso hanno destinato agli interventi di "pubblica utilità", nell'ambito dei quali quelli destinati al recupero ambientale ed artistico occupano una posizione sicuramente importante.».

Il ruolo di mecenate implica un impegno continuativo, con delle responsabilità di impatto culturale e ambientale.

Nel senso letterale del termine, mecenate è colui che aiuta e protegge le arti e le lettere. Pur mantenendo inalterato l'aspetto della liberalità, questo concetto si è evoluto nel tempo. Non vengono più elargite somme a favore di artisti affinché producano le loro opere senza preoccupazioni finanziarie: l'interesse si è spostato dalla creazione alla conservazione e tutela del patrimonio artistico già esistente, per salvarlo dall'incuria e dal degrado o per valorizzarlo ulteriormente.

Se per sponsorizzare una iniziativa può essere sufficiente coprirne il lato finanziario, con un impegno di breve-medio periodo, fare del mecenatismo significa prendere parte alla sua realizzazione sin dalla fase di progettazione, con un impegno che può protrarsi nel medio-lungo periodo.

L'impegno culturale manifesta i suoi effetti nell'immagine che la banca riesce a dare di sè, sia all'interno che all'esterno dell'azienda, per migliorare i rapporti con l'ambiente in cui opera o in cui vorrebbe inserirsi e sviluppare le proprie attività.

I servizi offerti dalle banche sono ormai tra loro molto omogenei e quindi la necessità di differenziazione si realizza anche mediante l'attività sociale e culturale.

Il loro coinvolgimento è importante, in quanto le istituzioni pubbliche non sono in grado di far fronte a tutte le necessità; in una situazione deficitaria l'intervento di terzi, siano essi banche, industrie o altro, non può che essere apprezzabile, a dimostrazione di un impegno sociale costante e accuratamente pianificato.

Nell'ambito di questi interventi, infatti, manca spesso l'aspetto della programmazione, che dovrebbe essere curato dal momento pubblico in quanto gestore del patrimonio artistico nazionale e quindi, teoricamente, in grado di realizzare un osservatorio permanente del patrimonio stesso.

Molte iniziative restano fatti isolati, non inserite nel contesto ambientale, senza quel coordinamento che potrebbe renderle più organiche e strutturate.

In questo modo si otterrebbe un duplice vantaggio: una maggior garanzia di conseguire una immagine positiva e qualificante per l'azienda che finanzia l'operazione e il raggiungimento di un risultato più completo ed apprezzabile nell'ambito culturale.

Le banche sono presenti nel campo della cultura e dell'arte anche come collezionisti; la loro presenza è significativa perchè si trovano ad essere in una posizione intermedia tra i privati e lo Stato, dal momento che le opere da esse acquisite non sono destinate all'ammirazione di un ristrettissimo numero di persone come quelle facenti parte di collezioni private, ne esposte in musei pubblici.

Le banche acquistano quadri sia di modesto valore per arredare i loro uffici, sia particolarmente preziosi per prestigio (vengono esposti negli uffici dei più alti funzionari) e di interesse sociale e culturale, finalizzando spesso gli acquisti alla salvaguardia del patrimonio artistico locale.

Le Casse di Risparmio e i Monti, più vicini alle tradizioni e alle realtà in cui operano, hanno sviluppato una maggiore sensibilità verso il collezionismo, permettendo il recupero e il consolidamento di movimenti artistici del passato legati all'ambiente in cui la banca è inserita.

Alcune banche hanno creato e gestiscono dei musei privati di notevole importanza per il valore storico-artistico delle opere esposte.

L'indirizzo prevalente seguito nelle raccolte è rivolto alla conservazione e al recupero di importanti opere locali presenti sul mercato, evitando che queste opere vengano acquisite da collezionisti privati e non possano quindi più essere fruibili dal pubblico.

La Banca Nazionale del Lavoro conduce da alcuni anni una politica di acquisizione di importanti opere d'arte antica; la Banca Popolare di Milano ha una collezione di opere d'arte contemporanea, quadri e sculture; la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde ha una interessante raccolta di quadri dell'Ottocento, in prevalenza di autori lombardi; la Cassa di Risparmio e Depositi di Prato gestisce a Prato, a Palazzo degli Alberti, una propria galleria dedicata alla pittura di scuola toscana del XVII secolo, aperta al pubblico dal 1983; la Banca Toscana ha costituito una raccolta di arte moderna; il Monte dei Paschi di Siena possiede una pinacoteca dedicata alla scuola senese nella sede centrale a Palazzo Salimbeni a Siena e una raccolta di dipinti, sculture e arti applicate, anch'essi prevalentemente di scuola senese, compresi tra il XII e il XIX secolo, a Palazzo Chigi-Saracini; la Cassa di Risparmio di Pisa dal 1982 colleziona opere d'arte antica eseguite a Pisa da artisti pisani o comunque di pittori che ebbero rapporti con la città; il Banco di Sicilia possiede nella restaurata Villa Zito, una palazzina di origine tardo-settecentesca a Palermo, aperta al pubblico, sede della Fondazione Ignazio Mormino, una raccolta filatelica di 905 pezzi comprendente anche alcuni esemplari unici risalenti al periodo del Regno delle due Sicilie, un museo archeologico composto da 4750 pezzi, una raccolta di maioliche, una raccolta numismatica, una raccolta di stampe antiche e una collezione di circa 100 quadri di autori dell'Ottocento siciliano; il Banco di Napoli sta formando una preziosa collezione di dipinti del XVII e XVIII secolo di artisti napoletani; il Banco di S. Geminiano e S. Prospero ha una collezione di quadri, in particolare emiliani del Sei-Settecento; la Banca Cattolica del Veneto ha una collezione permanente a Vicenza, esposta a Palazzo Leoni-Montanari, aperta al pubblico, che annovera 14 dipinti di Longhi e della sua scuola; la Cassa di Risparmio di Genova e Imperia possiede una raccolta di opere d'arte di grandi maestri della scuola genovese, che vanno dal XVI al XIX secolo, e di grandi maestri stranieri che hanno operato in Liguria e, in particolare, a Genova; il Credito Fondiario delle Venezie raccoglie opere pittoriche venete e veronesi in particolare, che vanno dal XIV al XVIII secolo, esposte nel restaurato Palazzo Pellegrini a Verona, arricchito da mobili e arredi d'epoca.

Questi sono solo gli esempi più noti, in quanto le raccolte d'arte non esposte al pubblico vengono pubblicizzate molto raramente; gli acquisti di opere d'arte da parte delle banche e l'ammontare globale speso annualmente per tali acquisizioni non vengono resi noti.

In sede di bilancio, i costi sostenuti vengono fatti confluire nella voce "mobili e arredi" e quindi la loro individuazione risulta impossibile.

Si possono comunque sintetizzare alcuni tratti comuni che caratterizzano la quadreria delle banche.

Generalmente le collezioni prendono avvio dalla ricerca di una identità territoriale, raccogliendo quindi opere di autori del luogo in cui vi è la sede centrale della banca, o ad esso in qualche modo legati.

E' questo un modo di approfondire il rapporto con il territorio in cui l'istituto ha la propria sede, una ricerca storica che va oltre la semplice esigenza di arredare ed abbellire gli uffici di rappresentanza.

Per quanto riguarda invece le esigenze di arredamento vero e proprio delle filiali e delle agenzie, vengono quasi sempre scelte opere di autori del XIX e XX secolo, moderni e contemporanei, legati all'area geografica di destinazione delle stesse.

Le opere acquistate a tal scopo hanno di solito un valore di mercato inferiore rispetto a quelle facenti parte del nucleo vero e proprio della collezione, anche se significative e di buon livello artistico. Grazie alle diverse esigenze da soddisfare, le banche contribuiscono in modo rilevante e continuativo ad alimentare la domanda nel mercato dell'arte.

La loro presenza su tale mercato non contribuisce, come da più parti insinuato, ad un aumento ingiustificato delle quotazioni.

L'atto di acquisto di un'opera d'arte è il momento terminale di una serie di analisi e valutazioni, sia qualitative che quantitative dell'opera, delle sue condizioni, del valore ad essa attribuibile. Inoltre la proposta di acquisto, anche e soprattutto quando viene fatta ad un'asta, è vincolata ad una cifra massima stanziata, oltre la quale l'incaricato della banca non può assolutamente andare. Gli acquisti stessi vengono effettuati con la massima riservatezza, proprio per evitare speculazioni da parte di mercanti con pochi scrupoli.

Per quanto riguarda i quadri particolarmente preziosi viene sempre consultata una commissione di esperti d'arte, che può essere permanente o appositamente istituita, in grado di valutare anche la congruità economica dell'acquisto.


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